Battere e levare

Home / Black risponde Battere e levare

Ci sono moto che si guidano.
E poi c’è lei.

Softail Custom, anno 1988.
Più vecchia di certe mie convinzioni, più onesta di tante persone che ho conosciuto.
Niente elettronica, niente aiuti, niente schermi che ti dicono cosa fare.
Solo ferro, benzina e un motore che non parla: ruggisce. In forma ignorante, come piace a me.

Su una moto così il controllo non sta in un pulsante.
Sta nelle braccia, nella schiena, nelle cosce che stringono il serbatoio.
Sta in quella parte di te che non sai di avere finché non ti serve.
Anima e corpo. E tutti e due, quel giorno, appartenevano a lei.

Siamo saliti verso il castello di Matilde di Canossa.
Curve strette, asfalto che cambia umore a ogni tornante, colline che sembrano respirare.
Lei davanti a decidere, io dietro le sue decisioni.
Conoscevo la strada dalle cartine. Lei la conosceva da prima che nascessi.

Quella terra mi ha svelato i suoi segreti piano, come si fa con chi non ha fretta.
L’odore del fieno tagliato.
La legna bruciata da qualche camino lontano.
L’erba bagnata all’ombra dei castagni, il ferro caldo del motore sotto di me.
Profumi che non trovi sulle guide turistiche, perché per sentirli devi passarci in mezzo a ottanta all’ora, con la faccia nel vento e niente vetro a proteggerti.

E mentre salivamo sono tornati i ricordi.
Non quelli che scegli. Quelli che arrivano da soli, senza bussare.
Facce che non vedo da anni. Strade fatte da ragazzo, con meno soldi e più coraggio.
Mia madre. Certe canzoni ascoltate a volume troppo alto per non sentire altro.
E intanto, curva dopo curva, se ne costruivano di nuovi.
Ricordi che so già che mi porterò dietro per tutta la vita, fino all’ultimo chilometro.

Ai piedi del castello, dispersi nel verde, c’era un pub.
Si chiamava Yggdrasil.
Come una delle canzoni del libro, quella che suona al capitolo 4.
Ho riso da solo, col casco ancora in mano.
Non esistono coincidenze, esistono strade che ti riportano dove dovevi stare.
Tutto torna. Prima o poi, tutto torna.
Birra fredda, legno vecchio, la moto parcheggiata lì fuori che ticchettava raffreddandosi, come un cuore che rallenta dopo una corsa.

Quel giorno non ero solo.
Ma a cavallo di lei c’ero soltanto io.

E ve lo dico come lo direi a un amico, a tarda notte, quando le bugie non servono più:
ho provato a domarla.
Ho provato a dirle io dove andare, quanto spingere, quando frenare.
Non ha funzionato.
Comandava lei. Decideva lei.
La strada, a un certo punto, non contava più un cazzo.
C’eravamo solo io e lei, e quel dialogo muto tra il mio peso e il suo.
Io cercavo di domare lei. È stata lei a domare me.

Ci sono giornate che ti cambiano senza chiederti il permesso.
Non serve raccontare tutto. Alcune cose restano tra te, la moto e il silenzio che viene dopo.

Di quel giorno mi resta il suo battere e levare.
Quel ritmo storto e perfetto del bicilindrico, che non è un rumore: è un tempo musicale.
Il battere che ti entra nello stomaco, il levare che ti tiene in piedi.
Mi resta il calore tra le gambe, quel calore che solo il ferro vivo sa dare.
Mi resta l’abbraccio di un fratello.
La sua mano sulla mia gamba, ferma, sicura, senza bisogno di spiegazioni.
E la sua voce, bassa:
«Andrà tutto bene».

E sapete una cosa?
Ci ho creduto.
Perché certe frasi non sono promesse. Sono strade.
E io, su quelle strade, ci sono nato.

Black

Ascolta Yggdrasil e le altre canzoni del capitolo 4 nel Juke-box di Black (selezione B4). E se vuoi salire in sella con me per tutto il viaggio: Route 66 – One Road, One Love, One Life è su Amazon.


2 thoughts on “Battere e levare”

  1. Piero Piero ha detto:

    grande personaggio

    1. Sabino Di Reda Sabino Di Reda ha detto:

      Grazie Roccia, chissà se un giorno non ce ne andremo scorrazzando assieme…

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Blogs

Lorem Ipsum is simply dummy text of the printing and typesetting industry

Cinquanta
Ottobre
Sabino Di Reda
1 Comments
Strade di montagna in Harley, tuffi in piscina tra una birra e l'altra, una partita
Il dopo
Ottobre
Sabino Di Reda
2 Comments
Una frizione che si spezza la domenica mattina, quattro paia di mani nere di grasso
La stanza doppia
Ottobre
Sabino Di Reda
0 Comments
Una città straniera, una valigia, un appuntamento domattina e una camera doppia con un letto